Impossibile non desiderarla.
Questa magica pilloletta trasparente può potenziare le tue capacità a 360° permettendoti un uso del tuo cervello al 100%. Poter imparare qualsiasi cosa solo leggendo o osservando. Suonare il piano assistendo a un concerto o il giapponese ascoltando una conversazione in metropolitana. Capire tutto e prima; immagazzinare tutte le informazioni che vuoi con estrema facilità mantendosi sempre lucidi, a fuoco, perfettamente concentrati e centrati sula propria vita. Un sogno.
E infatti questa pilloletta non esiste ma è un'ottima trovata pubblicitaria per sponsorizzare il film "Limitless", appunto. Un film che non incoraggia all'uso della droga, mostra infatti tutta la devastazione che ne può derivare ma che pone l'attenzione su un tema a mio avviso, molto attuale e destinato a crescere, ossia: fin quando e quanto è giusto intervenire su quella che è la normale natura umana? Se ci pensate qualsiasi farmaco è gia una droga (non a caso in inglese la parola è la stessa!) eppure nessuno di noi, in caso di bisogno, vorrebbe mai trovarsi senza un antidolorifico a disposizione. Non siamo più abituati a sopportare il dolore e probabilmente ci viene anche sempre più difficile sopportare la lentezza, fisica e psicologica, da cui siamo appesantiti invecchiando; ci viene richiesta efficienza, sveltezza, preparazione sempre e in ogni campo del nostro vivere. Dovremmo essere sempre al massimo in ogni cosa in cui ci cimentiamo perché questa è la società dello spettacolo, la società del'apparire e del dimostrare ciò che siamo, ossia, possibilmente, belli e bravi. La perfezione però appartiene solo agli dèi e le briciole non bastano a sfamarci. O almeno non soddisfano una come me, tendenzialmente perfezionista, che negli ultimi anni si è trovata a dover imparare così tante cose nuove da avere la nausea, tra cui due lingue, di cui una, il tedesco, da zero. Non posso non pensare a quanto sarebbe tutto più semplice se una volta letta un'informazione, un vocabolo o un intero libro, quella rimanesse nella mia memoria per sempre. Pensate a quante cose si dimenticano nel corso della vita. Quanti bellissimi libri letti e che ora sono un vago ricordo.
Per l'esame scritto di storia dell'arte moderna, dovetti imparare i 36 volumi dei Classici Rizzoli a memoria. Per ogni tavola, dovevo conoscere, autore, data, titolo e il museo in cui quell'opera veniva custodito. Ogni volume aveva qualcosa come 40 tavole. Lascio a voi il conto di quanti dati dovetti immagazzinare. Senza contare la lettura stessa dell'opera e la vita di ogni pittore. E questo solo per lo scritto. Penso a quanto mi piacerebbe non aver dimenticato praticamente tutto.
Questo è ovviamento solo un esempio.
Insomma, se esistesse, credo che un pensierino ce lo farei. Soprattutto oggi, in un momento in cui cultura e sapere si identificano sempre più in una ricerca su internet piuttosto che in una reale conoscenza di qualcosa. Clicco ergo so. Che tristezza.
E voi? La prendereste?
No?
Sicuri sicuri??
| « Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui » | |
| (da "Tom Waits, Blues" di C. Chianura) |
23 maggio 2011
14 maggio 2011
HOME
Che gia' siate un po' sensibili alle questioni ambientali o che non lo siate affatto, questo documentario merita di essere visto.
Home è il titolo. Home, casa, terra, la nostra casa. Il regista e' Yann Arthus-Bertrand, e il produttore Luc Besson. Uscito il 5 giugno 2009 nelle sale di 50 nazioni diverse, in occasione della giornata mondiale per l'ambiente. Le immagini aeree che lasciano senza respiro per la bellezza sono il risultato di oltre diciotto mesi di lavoro.
Il regista, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione "Cineflex" con le telecamere sospese ad un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaie posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente preggettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità.[1] Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.[2] (da Wikipedia)
QUI IL LINK (embedding disabled by request)
Home è il titolo. Home, casa, terra, la nostra casa. Il regista e' Yann Arthus-Bertrand, e il produttore Luc Besson. Uscito il 5 giugno 2009 nelle sale di 50 nazioni diverse, in occasione della giornata mondiale per l'ambiente. Le immagini aeree che lasciano senza respiro per la bellezza sono il risultato di oltre diciotto mesi di lavoro.
Il regista, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione "Cineflex" con le telecamere sospese ad un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaie posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente preggettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità.[1] Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.[2] (da Wikipedia)
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05 maggio 2011
Il muro di (in)Differenza
Mi era gia' capitato quando abitavo a Dallas. Incomunicabilita' malgrado uno sforzo enorme, magari anche da ambo le parti, di confrontarsi e chiarire una situazione di attrito. Senza nemmeno accorgertene urti la sensibilita' di qualcuno che tace. Tace ma cambia e tu ti chiedi perche'. Poi decidi di chiedere spiegazioni e cosi' scopri un buco nero di non-detto che ti lascia ammutolito. Ci rifletti, ti dichiari dispiaciuto e ti proponi disponibile per un confronto. Ore ed ore senza arrivare ad alcunche'. Perche' invece, non parlarne subito, direttamente, senza lasciare che questo magma di incomprensioni cresca a dismisura andando a saturare ogni possibilita' di risoluzione? Perche' affidare tutto alla maldicenza tradendo in primis il rapporto di fiducia che ti lega a qualcuno, pur di non affrontarlo direttamente? Perche aspettare che la persona insospettita dal cambiamento di atteggiamento (spesso mascherato da ipocrisia) reclami una spiegazione? O perche' piu' semplicemente, come e' accaduto qui in Germania, lasciarsi beccare in un flagrante di bieco pettegolezzo basato solo su supposizioni e pregiudizi? Sono delusa. Delusa dalla mia ingenuita' che non potra' mai arginare la negativita' di chi per sopravvivere deve tirare giu' gli altri; delusa da chi, per mantenere il proprio pezzo di potere calpesta la tua reputazione senza nemmeno prendersi la briga di capire; delusa dall'inefficacia della sincerita'; delusa e impotente di fronte a un muro di differenza: culturale, caratteriale o piu' semplicemente d'animo.
11 aprile 2011
06 aprile 2011
SCELTE
La vita e' fatta di scelte e credo di non esagerare se dico che si tratta della materia piu' spinosa da affrontare nel percorso di crescita che percorriamo, con piu' o meno impegno. Le scelte riguardano tutti, anche chi decide di rimanerne al di fuori, anche chi decide di subire quelle degli altri, anche chi lascia che succeda quel che deve succedere, perche' alla fine anche quelle sono scelte. Non se ne esce e per questo ogni volta che mi trovo di fronte a una scelta difficile (e ultimamente mi ci sto trovando spesso), cerco di pensarmi come un gigante seduto davanti al mare che riflette e che sa che qualsiasi decisione e' davvero possibile e che non deve piegarsi a quella piu' logica, o a quella piu' semplice o soprattutto a fare quello che gli altri si aspettano che lui faccia. Cerco di andare oltre le prigioni mentali che siamo cosi' bravi a costruirci intorno, convinti che siano una buona difesa dalla vastita' delle possibilita' ma non e' cosi'. L'orticello non fa per me e io credo per nessuno. L'orizzonte e lo sguardo che si perde all'infinito: e' quello che bramiamo nel profondo, proprio in quanto umani e quindi finiti. Trovarsi di fronte alla Bellezza del Mondo, alla sua varieta', alla sua ampiezza e alla sua inarrivabile potenza, riempie di gioia struggente, e io, piccola piccola la' in mezzo mi sono molte volte commossa, certa di appartenergli.
Con questa inspiegabile emozione sono tornata dal viaggio in Africa, ma anche da altre parti della terra negli anni passati ed e' da qui che riparto, sempre, nei momenti di crisi, di snervo, di sclero. E' il mio mare calmo della sera. Ed e' anche il campo aperto della battaglia quando devo fare una scelta. Io la scelta in questione l'ho fatta, gia' da un paio di settimane ma come sempre mi sono accorta ora che forse, ho scelto per l'ennesima volta, malgrado tutta la consapevolezza, la strada che mi faceva meno paura.
Di scelte difficili ne ho prese tante e in tutte quelle di snodo decisivo, sento che alla fine io ho lasciato. Ho mollato. Ho permesso che altri prendessero quello che doveva essere il Mio posto: nel lavoro, nell'arte, nelle amicizie e nelle relazioni. Come se per me, scappare, scivolare via come l'acqua, lasciare che altri intraprendano quella strada fino in fondo, cambiare direzione, cercare altro, cambiare ruolo e spettacolo, fosse alla fine l'istinto ultimo. La mia natura.
Si', puo' darsi che sia cosi': che lotto, fronteggio, strepito ma che al momento clou che stringe e lega, responsabilizza, che determina, suggella e immobilizza, io scappo. Sento di essere un'attrice della mia vita, come non lo sentivo quando facevo teatro per davvero. Mi va bene fare tutto quel che devo, mi adatto, quel che mi piace, mi diverto, quel che ci si aspetta, mi plasmo e interpreto a pieno ma finita la scena, dietro le quinte mi spavento, mi affloscio come un burattino e mi perdo nel dedalo dei pensieri fino allo smarrimento.
Ed io non voglio piu' essere io
Con questa inspiegabile emozione sono tornata dal viaggio in Africa, ma anche da altre parti della terra negli anni passati ed e' da qui che riparto, sempre, nei momenti di crisi, di snervo, di sclero. E' il mio mare calmo della sera. Ed e' anche il campo aperto della battaglia quando devo fare una scelta. Io la scelta in questione l'ho fatta, gia' da un paio di settimane ma come sempre mi sono accorta ora che forse, ho scelto per l'ennesima volta, malgrado tutta la consapevolezza, la strada che mi faceva meno paura.
Di scelte difficili ne ho prese tante e in tutte quelle di snodo decisivo, sento che alla fine io ho lasciato. Ho mollato. Ho permesso che altri prendessero quello che doveva essere il Mio posto: nel lavoro, nell'arte, nelle amicizie e nelle relazioni. Come se per me, scappare, scivolare via come l'acqua, lasciare che altri intraprendano quella strada fino in fondo, cambiare direzione, cercare altro, cambiare ruolo e spettacolo, fosse alla fine l'istinto ultimo. La mia natura.
Si', puo' darsi che sia cosi': che lotto, fronteggio, strepito ma che al momento clou che stringe e lega, responsabilizza, che determina, suggella e immobilizza, io scappo. Sento di essere un'attrice della mia vita, come non lo sentivo quando facevo teatro per davvero. Mi va bene fare tutto quel che devo, mi adatto, quel che mi piace, mi diverto, quel che ci si aspetta, mi plasmo e interpreto a pieno ma finita la scena, dietro le quinte mi spavento, mi affloscio come un burattino e mi perdo nel dedalo dei pensieri fino allo smarrimento.
Ed io non voglio piu' essere io
01 aprile 2011
I said Ha!Ha!
Un milione e mezzo, forse due, per Due Palle, ops Due Palme che e' accanto all'aereoporto!
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