Che ci volete fare?
Non mi va di chiudere, non mi va di far scomparire tutto, nemmeno l'eventualità di scrivere ancora da questo posto e parlare ancora di qualcosa che è vero, è finito ma che io ancora non sono pronta a lasciare andare.
Si è aperta una nuova finestra per me, la terza vita, l'ho battezzata, sono un amalgama di emozioni e sapori nuovi ma vecchi, riscoperti e riarchiviati, vividi e terrorizzanti. Dormo come una bambina e ho gli occhi pieni di luce. Viva l'Italia!
E vediamo se presto nascerà un Buongiorno Italia!
| « Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui » | |
| (da "Tom Waits, Blues" di C. Chianura) |
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28 maggio 2014
01 giugno 2013
Fatom (che sicuramente non si scrive così)
Prendo posto tra facce sconosciute, sempre indaffarati malgrado l'attesa e mi chiedo perché. Non dobbiamo che aspettare e sarebbe bello rilassarsi e approfittare della situazione per conoscere qualcuno. Tutti hanno invece qualcosa da fare, da soli o in famiglia e per chi viaggia solo c'è solo da stare lì a guardare, che poi non è poco interessante, anzi, e come sempre ne approfitto. Vicino a me un uomo sulla quarantina, magro, vestito semplicemente, deve essere russo o bulgaro perché parla al telefono e così vicino riesco a sentire tutto quello che dice, inutilmente. Parla piano, calmo e quando finisce cerca il mio sguardo ma io dissimulo l'attenzione e torno a vagare. La solita coppia della serie 'Siamo i più fighi' si spulciano di coccole e ammiccamenti mentre lei lancia occhiate castiganti a chiunque si intrometta. Quelle scarpe da tennis bianche perfette sarebbero state benissimo sotto i miei piedi sporchi. Imbarco e le solite scene di fretta, come se fosse possibile che qualcuno venga lasciato a terra. Altra fila e una ragazza racconta eccitata a una coppia di turisti della sua nuova vita in Germania che inizia 'proprio oggi!' e andrà avanti per sei mesi. Penso a me 7 anni fa. Entro nel discorso, invitata dagli sguardi interrogativi. All'improvviso: 'Ma tu sei già stata a Norimberga?' E' lui che parla, l'uomo del telefono. Rispondo ma taglio corto, perchéperchéperché? Imbarazzo, diffidenza, sorpresa.
Prendo posto vicino alla coppia di turisti e lui subito dietro, mi chiede se può sedersi vicino a me. Dico di sì. Perchéperchéperché? Imbarazzo, educazione, curiosità. E così dal niente, mi trovo acconto un pezzo di umanità incarnata in Fatom, kosovaro di Pristina, classe 1975, manovale, bravo! dice lui. Mi racconta dei suoi 13 anni in Italia, da solo e poi con pezzi di famiglia che si ricompongono come un patchwork. Parla bene l'italiano, calmo e presente a se stesso. Si trasferisce a Norimberga 'ma non per me, che da manovale ce n'ho di lavoro, lo faccio per i miei quattro figli. In Germania pare che ce ne sia di lavoro e il più grande tra poco finisce la scuola.' Apro la mano come una pagina e cerco di disegnare i confini delle ex repubbliche slave ma sbaglio e con due dita mi corregge. Sorride, sincero e trasparente come lo smalto dei denti perfettamente puliti. Uscito dal dentista e imbarcato? Mi chiede di me ma io sono meno genorosa. Perchéperchéperché? Imbarazzo, paura, salvaguardia. Va avanti lui e mi racconta che già suo padre aveva cercato fortuna in Germania con un amico che però ci è rimasto là mentre suo padre tornava a casa e metteva al mondo i suoi figli non immaginando che poi uno di loro, il più grande avrebbe fatto lo stesso viaggio e per farlo avrebbe avuto bisogno proprio del suo vecchio amico. 'Che quando l'ho chiamato, si è fatto in quattro e mi ha trovato un lavoro e un posto dove stare e mi aiuterà per tutto il tempo che avrò bisogno. Ormai lui lo parla il tedesco e conosce tutto. Io invece no e quando mi prende la nostalgia, vado a cercare un ristorante italiano e mi metto a parlare con la gente.' Penso a lui, piccolo come me e penso che facevamo gli stessi giochi per strada, coi gessetti e i tappi delle bottiglie. Poi penso a me indecisa su quale università frequentare, ai primi anni di smarrimento nella giungla studentesca e penso a lui tra bombe e cecchini, costretto a emigrare in Slovenia e rimpatriare solo dopo la fine della guerra e facendo anche un giro largo in Macedonia per non attraversare la Bosnia. Gli chiedo: 'Cosa volevi fare da piccolo?', 'Il poliziotto...ma di quelli buoni!' e ride così bene che tutto splende, siamo sopra le nuvole. Poi non c'è stato più da scegliere ma solo da pensare a come sopravvivere e da qui il viaggio verso l'Italia. Non gli chiedo come ci è arrivato in provincia di Lucca ma guardo la magrezza delle sue gambe, il biancore delle unghie e le piccole macchioline rosse che orlano i suoi occhi. Mi sembra di conoscerlo. 'Se vieni a Norimberga con tuo marito, vi offro un caffè'. Dico sì ma non gli chiedo né il numero né altri contatti. Perchéperchéperché? Imbarazzo, rispetto, incredulità. Mi racconta tanto ancora, delle sue avventure di viaggio, di quanto ha pagato il biglietto perché si è dimenticato di stampare la carta d'imbarco, dell'impresa di pulizie presso cui lavorerà e il tempo vola dritto e veloce come una freccia accanto a noi. Stiamo atterrando e mi rendo conto che non so nemmeno come si chiama. 'Elisa, io mi chiamo Elisa', 'E io sono Fatom, un po' difficile ma però vuol dire Fortunato' e ride. Ridiamo ancora, ridiamo complici degli ultimissimi minuti a due passi dal cielo.
Prendo posto vicino alla coppia di turisti e lui subito dietro, mi chiede se può sedersi vicino a me. Dico di sì. Perchéperchéperché? Imbarazzo, educazione, curiosità. E così dal niente, mi trovo acconto un pezzo di umanità incarnata in Fatom, kosovaro di Pristina, classe 1975, manovale, bravo! dice lui. Mi racconta dei suoi 13 anni in Italia, da solo e poi con pezzi di famiglia che si ricompongono come un patchwork. Parla bene l'italiano, calmo e presente a se stesso. Si trasferisce a Norimberga 'ma non per me, che da manovale ce n'ho di lavoro, lo faccio per i miei quattro figli. In Germania pare che ce ne sia di lavoro e il più grande tra poco finisce la scuola.' Apro la mano come una pagina e cerco di disegnare i confini delle ex repubbliche slave ma sbaglio e con due dita mi corregge. Sorride, sincero e trasparente come lo smalto dei denti perfettamente puliti. Uscito dal dentista e imbarcato? Mi chiede di me ma io sono meno genorosa. Perchéperchéperché? Imbarazzo, paura, salvaguardia. Va avanti lui e mi racconta che già suo padre aveva cercato fortuna in Germania con un amico che però ci è rimasto là mentre suo padre tornava a casa e metteva al mondo i suoi figli non immaginando che poi uno di loro, il più grande avrebbe fatto lo stesso viaggio e per farlo avrebbe avuto bisogno proprio del suo vecchio amico. 'Che quando l'ho chiamato, si è fatto in quattro e mi ha trovato un lavoro e un posto dove stare e mi aiuterà per tutto il tempo che avrò bisogno. Ormai lui lo parla il tedesco e conosce tutto. Io invece no e quando mi prende la nostalgia, vado a cercare un ristorante italiano e mi metto a parlare con la gente.' Penso a lui, piccolo come me e penso che facevamo gli stessi giochi per strada, coi gessetti e i tappi delle bottiglie. Poi penso a me indecisa su quale università frequentare, ai primi anni di smarrimento nella giungla studentesca e penso a lui tra bombe e cecchini, costretto a emigrare in Slovenia e rimpatriare solo dopo la fine della guerra e facendo anche un giro largo in Macedonia per non attraversare la Bosnia. Gli chiedo: 'Cosa volevi fare da piccolo?', 'Il poliziotto...ma di quelli buoni!' e ride così bene che tutto splende, siamo sopra le nuvole. Poi non c'è stato più da scegliere ma solo da pensare a come sopravvivere e da qui il viaggio verso l'Italia. Non gli chiedo come ci è arrivato in provincia di Lucca ma guardo la magrezza delle sue gambe, il biancore delle unghie e le piccole macchioline rosse che orlano i suoi occhi. Mi sembra di conoscerlo. 'Se vieni a Norimberga con tuo marito, vi offro un caffè'. Dico sì ma non gli chiedo né il numero né altri contatti. Perchéperchéperché? Imbarazzo, rispetto, incredulità. Mi racconta tanto ancora, delle sue avventure di viaggio, di quanto ha pagato il biglietto perché si è dimenticato di stampare la carta d'imbarco, dell'impresa di pulizie presso cui lavorerà e il tempo vola dritto e veloce come una freccia accanto a noi. Stiamo atterrando e mi rendo conto che non so nemmeno come si chiama. 'Elisa, io mi chiamo Elisa', 'E io sono Fatom, un po' difficile ma però vuol dire Fortunato' e ride. Ridiamo ancora, ridiamo complici degli ultimissimi minuti a due passi dal cielo.
17 aprile 2013
1,2,3 buio
Forse anche meno. Forse si arriva a malapena a due. Si'..non conto fino a tre.
Distesa, lui accanto a me, un siringone zeppo di roba biaca, mi dice: "Schöne träume" (Sogni d'oro) - e io dico o almeno mi sembra di ricordare di aver provato a dire: Danke! E bum. Buio. Stop. Buco. Salto temporale. Sono in un'altra stanza, ma sullo stesso letto, credo, con una finestra accanto a me, e' primavera. Ricordo di essere umana, il mio nome e perche' sono dove sono. Operazione riuscita. Senza danni, almeno spero. Ci ripenso pero' e mi chiedo se morire non sia un po' cosi'. Impressionante.
Quando poi il dottore mi chiede: Ha notato qualcosa durante l'intervento?, vorrei avere tutta la padronanza linguistica per rispondere a bruciapelo: Ma che scherza?Dopo l'effettone da mago Houdini che ha usato, ho pensato di risvegliarmi segata in due! :)
Distesa, lui accanto a me, un siringone zeppo di roba biaca, mi dice: "Schöne träume" (Sogni d'oro) - e io dico o almeno mi sembra di ricordare di aver provato a dire: Danke! E bum. Buio. Stop. Buco. Salto temporale. Sono in un'altra stanza, ma sullo stesso letto, credo, con una finestra accanto a me, e' primavera. Ricordo di essere umana, il mio nome e perche' sono dove sono. Operazione riuscita. Senza danni, almeno spero. Ci ripenso pero' e mi chiedo se morire non sia un po' cosi'. Impressionante.
Quando poi il dottore mi chiede: Ha notato qualcosa durante l'intervento?, vorrei avere tutta la padronanza linguistica per rispondere a bruciapelo: Ma che scherza?Dopo l'effettone da mago Houdini che ha usato, ho pensato di risvegliarmi segata in due! :)
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12 aprile 2013
Per errore - Aus Versehen
Un giorno ti alzi e hai voglia di scrivere quello che da un po' pensi a una cara amica. Ti metti li e lo fai con amore e sincerita'. Parli di te, di voi, del mondo, della vita, del giudizio, del dolore, della speranza. Poi mandi la lettera destinata a lei e per conoscenza ad altre intimissime amiche e succede cosi per sbaglio, errore cretino, che quella lettera finisce dritta nella casella di posta elettronica di una collega. Una collega, capito??? Il giorno dopo ti arriva la sua risposta, gentile. "Per sbaglio mi hai inviato questa lettera". Come si fa a gestire questa cosa ora? Faremo entrambe finta di niente probabilmente ma lei ora sa di me decisamente troppo, soprattutto per come intendo io i rapporti tra colleghi di lavoro. D'altronde ormai e' tardi. Ma quando la inventeranno quella App che ti dice: "Ue' amico stai scazzando, non lo vedi a chi hai indirizzato la mail??".
A voi e' mai capitato qualcosa di simile o anche peggio?
E secondo voi, dietro questi errori, si nasconde un disegno imperscrutabile??
A voi e' mai capitato qualcosa di simile o anche peggio?
E secondo voi, dietro questi errori, si nasconde un disegno imperscrutabile??
28 gennaio 2013
La fine del semestre
Sono appena tornata dall'ultima lezione del semestre. Oggi Klausurprobe
(prova di esame) e la settimana prossima c'e' l'esame finale. Guidando
dall'universita' a casa, ho incrociato nel viavai dei pensieri tutti
questi interrogativi. Chissa' che scrivendo, come spesso succede, non
capisca qualcosa.
Quando finisce un semestre ho sempre una sensazione strana alla quale non mi abituo mai. Un misto di sensazioni piacevoli e spiacevoli insieme. Sono soddisfatta se guardo al lavoro svolto ma sento anche la frustrazione dell'orizzontalita' del lavoro senza progressione. Ogni semestre nuove classi, nuovi gruppi da alfabetizzare. Miglioro nella qualita' dell'insegnamento, perfezione il linguaggio e il materiale ma cosa imparo io davvero? Non diventero' mai un professore senza dottorato e non so neanche se lo vorrei in definitiva ma rimanere docente incaricato (= schiavo dell'universita') a vita mi sembra cosi' sterile. Sono una persona che ha bisogno di vivere la sua vita senza troppi programmi, senza certe previsioni e possibilmente facendo sempre cose diverse. Una propensione che ho pagato e continuo a pagare evidentemente. Forse dopo 3 anni di insegnamento + 1 e mezzo a Dallas sono un po' stanca e vorrei cambiare. Forse. Spesso l'energia che viene dai ragazzi, l'affetto di alcuni studenti, la constatazione dei loro progressi sono sufficienti ma come sempre voglio di piu'. Il proverbio dice che 'chi si accontenta gode' ma e' giusto accontentarsi? Se si e' soddisfatti, probabilmente si ma se ho queste strane sensazioni, forse anche no. In Germania (e in America) in entrambi gli istituti presso cui lavoro, noi insegnanti siamo sottoposti a una valutazione: si tratta in pratica di un questionario che gli studenti compilano e ne viene fuori un grafico con diverse voci; alcune riguardano il corso e l'organizzazione del corso, altre il libro di testo e altre il docente. Ho sempre avuto note positive o molto positive anche se mi sono capitati studenti sgarbati e scostanti che hanno abbandonato il corso. Credo di poter essere soddisfatta ma non 'zufrieden' che in tedesco implica anche una contentezza, che l'equivalente italiano non esprime intrinsecamente. Se si fa bene una cosa, si puo' gia' esserne contenti?
Quando finisce un semestre ho sempre una sensazione strana alla quale non mi abituo mai. Un misto di sensazioni piacevoli e spiacevoli insieme. Sono soddisfatta se guardo al lavoro svolto ma sento anche la frustrazione dell'orizzontalita' del lavoro senza progressione. Ogni semestre nuove classi, nuovi gruppi da alfabetizzare. Miglioro nella qualita' dell'insegnamento, perfezione il linguaggio e il materiale ma cosa imparo io davvero? Non diventero' mai un professore senza dottorato e non so neanche se lo vorrei in definitiva ma rimanere docente incaricato (= schiavo dell'universita') a vita mi sembra cosi' sterile. Sono una persona che ha bisogno di vivere la sua vita senza troppi programmi, senza certe previsioni e possibilmente facendo sempre cose diverse. Una propensione che ho pagato e continuo a pagare evidentemente. Forse dopo 3 anni di insegnamento + 1 e mezzo a Dallas sono un po' stanca e vorrei cambiare. Forse. Spesso l'energia che viene dai ragazzi, l'affetto di alcuni studenti, la constatazione dei loro progressi sono sufficienti ma come sempre voglio di piu'. Il proverbio dice che 'chi si accontenta gode' ma e' giusto accontentarsi? Se si e' soddisfatti, probabilmente si ma se ho queste strane sensazioni, forse anche no. In Germania (e in America) in entrambi gli istituti presso cui lavoro, noi insegnanti siamo sottoposti a una valutazione: si tratta in pratica di un questionario che gli studenti compilano e ne viene fuori un grafico con diverse voci; alcune riguardano il corso e l'organizzazione del corso, altre il libro di testo e altre il docente. Ho sempre avuto note positive o molto positive anche se mi sono capitati studenti sgarbati e scostanti che hanno abbandonato il corso. Credo di poter essere soddisfatta ma non 'zufrieden' che in tedesco implica anche una contentezza, che l'equivalente italiano non esprime intrinsecamente. Se si fa bene una cosa, si puo' gia' esserne contenti?
09 gennaio 2013
LandStadtFluss FioriFruttaVerdura
Vi ricordate le orate (non i pesci boni al forno) passate a giocare a FioriFruttaVerdura? Magari durante un'ora di supplenza a scuola o a ricreazione o invece di fare la lezione per casa in quei pomeriggi che cosi' lunghi e rassicuranti non li fanno piu'...Mi ricordo anche tutte le varianti introdotte con l'eta', quando tutto e' noia, tutto e' da trasgredire, il giochino ammazzatempo compreso e quindi si introducono le voci: attori, cantanti, personaggi famosi o canzoni, film e libri o ancora la versione universitaria: personaggi storici, registi, scrittori e cosi via. Una lista infinita di nomi su cui spaccarsi la testa, giusto perche' non si ha niente di meglio da fare ma la lista originale parte da Fiori Frutta e Verdura, alias quel che intorno c'e'. In Germania, Terra Citta' e Fiumi e in effetti di terra ce n'e' ma forse PatateWuerstelCavoli sarebbe stata l'istantanea piu' azzeccata.
E come sarebbe ora la triade italiana?Giochiamo?
Astenersi PizzaMafiaMandolino please!
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11 dicembre 2012
Ein Zug nehmen
Fa freddissimo e la neve supera il marciapiede. Stamani sono uscita presto, a piedi, tutta imbacuccata mentre scendevano fiocconi giganti e soffiava un vento soffice che pure si intrufolava tra le maglie della lana. Si incontrano poche persone e le poche, appaiono all'improvviso come figure del quadro che lentamente si dipana tutto intorno. Guardo goffa i passi pesanti e incerti, poi alzo lo sguardo impedito dal cappello, per non perdere il sentiero. La strada si confonde col marciapiede. Mi sento come un eploratore al Polo sperso in un bianco labirinto unidimensionale.
No!Non ho preso il treno (Zug!), ho solo e ovviamente, preso un colpo d'aria e ora lamento il torcicollo. Pensandoci, sempre qualcosa di 'duro' e': in italiano un colpo e in tedesco un treno!
No!Non ho preso il treno (Zug!), ho solo e ovviamente, preso un colpo d'aria e ora lamento il torcicollo. Pensandoci, sempre qualcosa di 'duro' e': in italiano un colpo e in tedesco un treno!
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29 novembre 2012
Eccola!
Quest'anno si e' fatta attendere e con lei anche la morsa del freddo che di solito ci stringe gia' da ottobre e invece siamo quasi a dicembre e per la prima volta dopo tanto tempo, confesso che stamani, quando ho aperto la finestra e ho visto tutto bianco, ho pensato: che bello! E da oggi ha ufficialmente inizio il countdown per il Natale e mi va bene! Da oggi si aprono le liste dei regalini, i primi acquisti, la visita al mercatino e la danza degli angeli sulla piazza e poi le decorazioni e magari anche l'alberello che quest'anno aihme' non potra' piu' essere il gigantesco cactus ripiegatosi su stesso come un ramoscello. Idee alternative all'abete?
13 novembre 2012
so lieb!
Da alcune settimane non incontravo la mia vicina, quella del piano di sopra che tutto vede e tutto sa, ultimamente molto discretamente, cosi' tanto discretamente da farmi un po' preoccupare. Frau H. e' infatti vedova, da moltissimi anni e suo figlio vive con la famiglia in un'altra citta'; in pratica lei e' sola e ha piu' di ottanta anni. Lo scorso inverno ha avuto qualche serio problema di salute e si e' rivolta un paio di volte a noi che l'abbiamo aiutata volentieri. Non ci vuol molto a capire che non deve essere certo il massimo abitare da sola a quell'eta' e se posso mi fa piacere farle sentire che non e' proprio completamente sola. Il fatto e' che siamo tutti cosi' presi dalla vita, che capita di dimenticarsi degli altri, di non fare caso se la tal persona l'abbiamo vista oppure no e cosi', qui (e non solo qui) capita anche che qualcuno se ne va e tu vieni a saperlo qualche settimana dopo, chiedendo per caso alla moglie del neodefunto come sta il marito! "E' morto" non e' esattamente quello che ti aspettavi come risposta. Frau H. e' stata molto felice di vedermi e che io mi sia premurata di sapere come stava. All'inizio era cosi' sorpresa da sembrare sospettosa, poi si e' sciolta in un dolce: sie sind so lieb zu mir!* portando le mani sul cuore. E anche io sto meglio ora. E ci vuole cosi' poco...
*Lei e' cosi' affettuosa con me!
*Lei e' cosi' affettuosa con me!
13 ottobre 2012
Ancora mezzora
11 ottobre 2012
ma no!che poi me lo sogno...
Ma perche' alle volte sono cosi' masochista?Se ieri in prima pagina del giornale c'era la foto gigantesca di una ragno orrbile di circa 10cm (Jagtspinne) e io confesso anche una certa aracnofobia, perche' ho dovuto leggermi tutto l'articolo con la bestia sempre in primo piano? Poi lo sapevo che me lo sarei sognato!!
Lo hanno ritrovato vivo e vegeto in un cesto di banane al supermercato.No, dico, ma se me lo ritrovavo io tra le mani mentre ignara mi sceglievo due bananine??!
Chi e' curioso e lo vuol vedere, se lo cerchi da solo perche' io ho intenzione di non rivederlo mai piu'.
Lo hanno ritrovato vivo e vegeto in un cesto di banane al supermercato.No, dico, ma se me lo ritrovavo io tra le mani mentre ignara mi sceglievo due bananine??!
Chi e' curioso e lo vuol vedere, se lo cerchi da solo perche' io ho intenzione di non rivederlo mai piu'.
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08 ottobre 2012
DUE VOLTE IL 3
Sicuramente sara' capitato anche a voi. Si passano giorni e settimane senza che niente di speciale succeda e poi nel giro di una settimana si svegliano gli appuntamenti tutti insieme e alla fine, si e' costretti a scegliere tra uno o l'altro invito perche' si accavallano come onde sul bagnasciuga. Alle volte pensi 'vabe'..pazienza..', alle volte pero' ci stai proprio male e non vorresti affatto scegliere tra l'uno e l'altro impegno ma fare entrambe le cose. Vorresti che convenzionalmente, si decidesse di raddoppiare quella data, ecco. Possiamo spostare l'orologio avanti e indietro ben due volte l'anno e allora io voglio due volte il 3 novembre perche' si da' il caso, che io debba mettere la musica a un festival di tango ma anche, che in Italia, il mio gruppo storico di teatro, festeggi 20 anni di storia. Come faccio a scegliere? In realta' vince il festival perche' 1. mi hanno prenotato da quasi un anno (i tedeschi!) 2. perche' la festa e' in Italia...
Ok, non posso avere due volte il 3, ma siamo comunque nel 2012 e quindi io saro' presente alla festa. Come? In video naturalmente. Mi hanno mandato una serie di domande per testimoniare la mia storia da fondatrice del gruppo e io ripondero' con un video. Quel che conta e' esserci, no?
Ok, non posso avere due volte il 3, ma siamo comunque nel 2012 e quindi io saro' presente alla festa. Come? In video naturalmente. Mi hanno mandato una serie di domande per testimoniare la mia storia da fondatrice del gruppo e io ripondero' con un video. Quel che conta e' esserci, no?
03 agosto 2012
Gemüse e Amarena
Tutti i venerdi la mia sveglia alle 8 in punto e' lui... o lei (?). Da lontano sento un delicato tintennio che come un'onda risale il quartiere fino a investirlo con uno sconsiderato scampanio da gregge in transumanza. L'uomo delle patate e' arrivato.
Attraversa tutta la citta' con il suo furgoncino con cassone aperto a esibire la merce fresca fresca della campagna. Campanaccio in una mano e l'altra a mo' di amplificatore mentre grida: Gemüse! Lo sentivo anche quando abitavo in altri quartieri. Lui c'e'. E' una certezza in questa citta' silenziosa. Il suo urlo incrina la quiete ovattata di una citta' mattiniera e operosa portando un po' di sana "popolanita' ".
Ripesco dalla memoria un suono simile: divertente, invadente e allertante insieme: il gelataio con cappellino e furgoncino bianco che passava dal quartiere popolare dove abitavo. Anche lui urlava: Gelatiii! Con la "i" finale distorta come la punta di un cono che si squaglia al sole cocente di agosto, mentre noi, torma di bimbi da cortile e campino, correvamo dall'adulto di riferimento, elemosinando 50 lire per un ghiacciolo all'amarena. Che momento, la lingua accaldata che si appiccica come il foglio che lo avvolge a questo pezzo di ghiaccio e sciroppo dal gusto oggi irreperibile.
Esistera' un luogo dove passa ancora il gelataio? Nota linguistica: Gemüse (=verdure) e' una delle prime parole che ho imparato!
Attraversa tutta la citta' con il suo furgoncino con cassone aperto a esibire la merce fresca fresca della campagna. Campanaccio in una mano e l'altra a mo' di amplificatore mentre grida: Gemüse! Lo sentivo anche quando abitavo in altri quartieri. Lui c'e'. E' una certezza in questa citta' silenziosa. Il suo urlo incrina la quiete ovattata di una citta' mattiniera e operosa portando un po' di sana "popolanita' ".
Ripesco dalla memoria un suono simile: divertente, invadente e allertante insieme: il gelataio con cappellino e furgoncino bianco che passava dal quartiere popolare dove abitavo. Anche lui urlava: Gelatiii! Con la "i" finale distorta come la punta di un cono che si squaglia al sole cocente di agosto, mentre noi, torma di bimbi da cortile e campino, correvamo dall'adulto di riferimento, elemosinando 50 lire per un ghiacciolo all'amarena. Che momento, la lingua accaldata che si appiccica come il foglio che lo avvolge a questo pezzo di ghiaccio e sciroppo dal gusto oggi irreperibile.
Esistera' un luogo dove passa ancora il gelataio? Nota linguistica: Gemüse (=verdure) e' una delle prime parole che ho imparato!
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26 luglio 2012
Dall'altra parte
Ho 36 anni e da sei anni insegno italiano come lingua straniera. Da quasi tre, all'universita'. Pochissimo se lo paragono a tutti gli anni che ho passato dall'altra parte della cattedra. Quando tenevo corsi di teatro non sentivo molto la parte dell'insegnante e forse nemmeno quando insegno alla scuola serale ma all'universita' e' diverso. Ogni semestre ho tra i 30 e i 50 studenti. Alle fine di ogni semestre ho in mano i loro esami scritti da correggere e mi sento sempre molto responsabile. D'istinto vorrei chiudere gli occhi e passarli tutti perche' sono venuti costantemente a lezione, perche' sono molto educati e rispettosi e gentili e giovani e belli ma purtroppo carta canta e alle volte non mi e' proprio possibile farlo. Non sarebbe giusto. Mi metto una mano sul cuore e una sulla coscienza e scrivo n.b=nicht bestanden=non superato. Mi e' capitato ogni semestre MA non questo!!! TUTTI PROMOSSI! Evvai!
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18 luglio 2012
notte agitata
sogno #1
la vecchia casa in campagna. stanze vuote di scatoloni. io guardo nel vuoto. mio marito alla finestra. fuori nel cortile, un gruppo di skinheads fa colazione. mio marito apre la finestra e grida: viva il partito comunista!
sogno #2
la vecchia casa dei miei nonni materni. mia mamma suona alla porta. mia nonna apre e la invita a entrare. in cucina: io, di tre anni, mia nonna che mi da' da mangiare e mia mamma. poche parole e tanto amore. un quadro che non e' mai stato dipinto nella realta'.
ho il cuore gonfio oggi.
la vecchia casa in campagna. stanze vuote di scatoloni. io guardo nel vuoto. mio marito alla finestra. fuori nel cortile, un gruppo di skinheads fa colazione. mio marito apre la finestra e grida: viva il partito comunista!
sogno #2
la vecchia casa dei miei nonni materni. mia mamma suona alla porta. mia nonna apre e la invita a entrare. in cucina: io, di tre anni, mia nonna che mi da' da mangiare e mia mamma. poche parole e tanto amore. un quadro che non e' mai stato dipinto nella realta'.
ho il cuore gonfio oggi.
le mie amiche
Le mie amiche sono il risultato di un lungo processo di selezionamento naturale e maturazione faticosa. Sono tutte lontane ma io le sento tutte vicine. Ci parlo col pensiero, ascolto i loro consigli, le loro lamentele, le battute, vedo i loro sorrisi, me le immagino, penso a cosa staranno facendo, belle come sono perche' io le vedo tutte bellissime.
11 luglio 2012
ITALIANUS, ITALIANI
Perdiodo intenso, con molto da fare e con in bocca gia' il sapore dell'estate vera che verra' quando respirero' il suo insostituibile profumo in riva al mare. L'estate qui puo' essere bellissima, quando il sole si decide a farsi vedere ma e' un altro tipo di estate con il lago e il parco al posto di mare e spiaggia, ecco.
A grande richiesta, vi rendo ancora partecipi di quello che sostanzia la mia quotidianita':
E' benissimo stare insieme e mi allieto molto.
La sera usciamo oppure giaciamo sul divano.
In estate la sua pelle e' abbronzata ben presto.
Ho visto Pisa e la sbilenca torre e oggi stesso ci getto uno sguardo indietro volentieri.
Tutti i giorni andavamo al mare e in seguito a cio' andavamo al bar dove bevevamo una buona bevanda: si chiama granita con aperol.
Il paese si chiama Cutro e e' non lontano di Catanzaro, una metropoli in Calabria.
Presto una nuova puntata!
A grande richiesta, vi rendo ancora partecipi di quello che sostanzia la mia quotidianita':
E' benissimo stare insieme e mi allieto molto.
La sera usciamo oppure giaciamo sul divano.
In estate la sua pelle e' abbronzata ben presto.
Ho visto Pisa e la sbilenca torre e oggi stesso ci getto uno sguardo indietro volentieri.
Tutti i giorni andavamo al mare e in seguito a cio' andavamo al bar dove bevevamo una buona bevanda: si chiama granita con aperol.
Il paese si chiama Cutro e e' non lontano di Catanzaro, una metropoli in Calabria.
Presto una nuova puntata!
02 luglio 2012
Egal...
Noi ci siamo comunque divertiti da matti e la mia piccolissima comunita' di amici italiani si e' compattata creando un cuscinetto morbido di relazioni da approfondire. W l'Italia!
29 giugno 2012
E che ve lo dico a fare?
Non potete immaginare la gioia...o stai dentro o ne stai fuori. Se sei fuori non te ne frega niente ma se ci entri dentro anche una stupida partita ti puo' dare una gioia incredibile specialmente la partita-madre, la partita di tutte le partite. Ci hanno offeso in tutti i modi durante la nostra fiera sfilata da casa al centro ma noi cantavamo a squarcia gola tutte le canzoni che ci venivano in mente. Tanti pero', i piu' direi, ci hanno stretto la mano e fatto sportivamente i complimenti.
Un gruppo di toscanacci gasati ed esaltati ieri camminavano tre metri da terra sbandierando il loro orgoglio italiano (cosa che io faccio sempre e non solo per una partita). Abbiamo gia' vinto tutto noi.
Paragrafetto dal Manuale psicoanalitico sulla frustrazione dell'immigrato.
Un gruppo di toscanacci gasati ed esaltati ieri camminavano tre metri da terra sbandierando il loro orgoglio italiano (cosa che io faccio sempre e non solo per una partita). Abbiamo gia' vinto tutto noi.
Paragrafetto dal Manuale psicoanalitico sulla frustrazione dell'immigrato.
28 giugno 2012
STASERA
E' da tutta la settimana che l'atmosfera si e' fatta frizzante e in classe non facciamo altro che scherzare su domani. C'e' anche chi se ne frega, come me ne sono fregata del resto anch'io, molte volte in passato. Oggi e' diverso. Da quando sono all'estero anche delle stupide partite sono diventate un momento di incontro e condivisione anche se non so precisamente cosa condividiamo!
Domenica dopo la partita, sono andata a fare l'Autokorso (lo strombettio tamarro con la macchina) per la prima volta (no la seconda!la prima fu per i mondiali in Italia!) con un po' di amici e in piazza abbiamo trovato un bel po' di gente, direi un centinaio di persone che festeggiavano che sembrava avessimo gia' vinto tutto. La cosa inquietante e' che molti dei presenti parlavano tedesco tra di loro, salvo poi urlare slogan da tifosi rigorosamente in italiano. Mah...L'atmosfera era vivace ma tranquilla e la polizia ha bloccato la strada, permettendoci di festeggiare senza il pericolo delle macchine che girano intorno. La polizia lunedi' ha contattato una mia collega per stasera, chiedendole di mettere su un gruppetto di italiani mansueti, pronti a placare gli animi della piazza se ce ne sara' bisogno. Essendo estranea dall'ambiente stadio, mi e' sembrato un po' esagerato anche perche' se perdiamo mica ci andiamo in piazza noi, o no?Ma forse io sottovaluto la situazione.
Sono curiosa di vedere chi vincera' ma chiunque sia, io mi saro' divertita un mondo!
Domenica dopo la partita, sono andata a fare l'Autokorso (lo strombettio tamarro con la macchina) per la prima volta (no la seconda!la prima fu per i mondiali in Italia!) con un po' di amici e in piazza abbiamo trovato un bel po' di gente, direi un centinaio di persone che festeggiavano che sembrava avessimo gia' vinto tutto. La cosa inquietante e' che molti dei presenti parlavano tedesco tra di loro, salvo poi urlare slogan da tifosi rigorosamente in italiano. Mah...L'atmosfera era vivace ma tranquilla e la polizia ha bloccato la strada, permettendoci di festeggiare senza il pericolo delle macchine che girano intorno. La polizia lunedi' ha contattato una mia collega per stasera, chiedendole di mettere su un gruppetto di italiani mansueti, pronti a placare gli animi della piazza se ce ne sara' bisogno. Essendo estranea dall'ambiente stadio, mi e' sembrato un po' esagerato anche perche' se perdiamo mica ci andiamo in piazza noi, o no?Ma forse io sottovaluto la situazione.
Sono curiosa di vedere chi vincera' ma chiunque sia, io mi saro' divertita un mondo!
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