« Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui »

(da "Tom Waits, Blues" di C. Chianura)

07 agosto 2009

I LOVE THIS SONG AND I LOVE ALICE

L'altro giorno, dal niente, così apparentemente dal niente, sbuca un messaggetto via chat. Un'amica che da troppo tempo non vedo se ne esce con questa canzone..e all'improvviso la mia giornata si è colorata. E' una canzone che adoro, specie perché legata a un film che ho visto decine di volte e mi fa star bene...E così, una giornata nera, piena di preoccupazioni che poco si addicono all'estate, si è tinta di un giallo brillante, striato di rosso e di bianco ed è stato semplicimente bellissimo. Anche perché la sensazione di benessere è perdurata per tutto il giorno. Lei non ne sapeva niente eppure è intervenuta così, contagiandomi da migliaia di chilometri di distanza col suo buonumore. Possono passare anni senza vedersi eppure quando un legame esiste sul serio, c'è qualcosa di speciale che continua a sorprenderti e ti fa sentire tutta insieme la storia che ti lega a quella persona. E' stata come un'iniezione di calore, affetto, energia...come uno squarcio, una finestra che si apre in una stanza chiusa e porta una refrigerante ventata di aria buona. Un esempio perfetto sul come sia importante comunicare agli altri la nostra gioia di vivere, non quella retorica, perbenista, finta e forzata. Parlo di quella vera, di quella rara, di quella che mentre la provi già senti che ti sfugge ma che grazie a lei senti di esserci. Condivideteli, i momenti di felicità, anche a distanza, perché l'ondata arriva! E invece siamo molto più portati a raccontare quello che ci fa stare male, incazzare, indignare perché lo dobbiamo scaricare, vogliiamo essere confortati, cerchiamo approvazione e condivisione. Va bene. Umano. Ma cerchiamo di non dimenticare che la felicità, anche quando dura pochissimo, è contagiosa e passandola se ne prolungano gli effetti anche su di noi, garantito!

Che amica, la mia amica! Vero!! Nessuno come lei sa tirare fuori tutto il mio frizzantino :)





E CON QUESTO AUGURO A TUTTI DELLE VACANZE COSI' BELLE DA PENSARE CHE SIANO PROPRIO LE PIU' BELLE DA QUANDO SIETE IN QUESTO MONDO!

28 luglio 2009

Carmina Burana XXL


La scorsa settimana sono andata a teatro a vedere il concerto 'Carmina Burana'. Lo spettacolo doveva tenersi al teatro all'aperto ma, visto il tempo da lupi, lo hanno spostato al palazzetto dello sport. E qui sicuramente il concerto per quanto bello non ha reso molto. Troppo rimbombo, luci approssimative, scenografia inesistente...Peccato, perché il coro contava un centotrenta persone più una cinquantina di bambini, soprano, tenore e basso e ovviamente l'orchestra con due pianisti. Comunque i Carmina Burana fanno sempre la loro scena e il lavoro che c'era dietro si sentiva. Solo che io purtroppo non me o sono goduto tanto.

Fatalità ha voluto che vicino a me si sedessero una decina di persone, tutto in gruppo ammassate. Le ho viste appropinquarsi; si scomponevano, si riunivano e si rigiravano per gli stretti cunicoli delle file della gradinata del palazzattetto come formiche disorientate, finché hanno trovato la corrispedenza del numerello del biglietto con quello della poltroncina (INA). E si sono seduti. Così come sono arrivati, a caso. E caso ha voluto che vicino a me capitasse questa signora. Enorme. Una gigantessa vichinga dall'apparenza burbera che poi svanisce in un sorriso gentile e premeditatamente mortificato. Io sono una donna alta 163 cm 54Kg. Abbastanza normale. A fianco di questa signora mi sentivo come sotto l'Empire State Building. Sentivo, all'inizio, anche un senso di protezione. Un fiorellino che cresce tranquillo all'ombra di una quercia. Purtroppo, col passare dei minuti tutto è precipitato. La signora aveva caldo e ha cominciato a sventolarsi col ventaglio. Ogni sventolata si riversava addosso a me congelando le piccole gocce di sudore. Poi sono cominciate le scosse di assestamento che non sono mai finite. Spazio troppopiccolo in cui confinare tutta quella massa. E la borsa. Allora provavo a spostarmi e qui la cosa più sorprendente. Più spazio le lasciavo, più spazio lei prendeva. Come un blob, si allargava dalla sua alla mia potroncina e non solo. Nelle due ore di concerto si è espansa, davvero, a velocità costante e proporzionale ai miei tentativi di ritirata chiaramente ostacolati dalla presenza dall'altro lato di mio marito che cercava di 'acciugarsi' e farmi spazio ma era a sua volta costretto nel suo posticino (INO) dal suo vicino. La signora percepiva per diretta vibrazione ogni mio minimo spostamento e disagio e si girava verso di me con gli occhi affranti che già di per sé bastavano a scusarsi ma aggiungeva sempre:"Entschuldigung". Che sofferenza. Per me ma soprattutto per lei. Vi immaginate che senso di straboccamento, di efflusso, di dispersione...Una fatica che l'ha portata anche ad addormentarsi, evidentemente; così, con la testa appoggiata su tutto il resto prepotentemente adagiato e recinto in una poltroncina (INA). Come un masso in equilibrio in cima a una montagna.

I Carmina Burana iniziano così:
« O Fortuna,
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis
»

Che dire? Era già tutto scritto?!

15 luglio 2009

PASSATEMPO ESTIVO


Tra queste foto due sono state scattate in Toscana e due in Baviera...sapreste dire quali?



Sono stata colpita dalla somiglianza del paesaggio..anche se nell'insieme sono riconocibili e ben diverse chiaramente.

In questi giorni ho una terribile nostalgia di cose strane come i grilli e le cicale e le lucciole e i falò. E' come se, senza questi ingredienti, non fosse propriamente estate. Senza contare che piove tutti i giorni e la temperatura oscilla tra 10 e 15°. Però c'è un lato molto positivo: non sudo, non mi sento appicicosa e non ho più battaglie notturne con le zanzare!

07 luglio 2009

NIENTE PER SCONTATO

E' stata una settimana intensa, quella passata, un pò di cose non sono andate come me le immaginavo e ho dovuto fare spesso appello a quello che negli anni ho imparato, per digerirle in fretta. In particolare ho subito la decisione di un gruppo di persone che non avevano idea di come io avrei reagito a quella decisione. Mi sono sentita ferita e ho anche pensato, inutilmente, visto che sarebbe bastatosolo un pò di buon senso per evitarmi questa sofferenza.
Da questo però, come da ogni bega, è scaturito qualcosa di buono, cioè un consolidamento delle mie convinzioni circa certi precetti comportamentali. Nella fattispecie, mi sento di confermare l'importanza di una cosa che ho nella mia saccoccia e che risulta fondamentale nelle relazioni interpersonali, ossia 'il non dare niente per scontato. Nella vita mi sono sentita spesso dire:"Ma che esagerata!". Beh, oggi io so che non è questo il punto. Io posso fare la mia parte di lavoro cercando di smorzare le mie punte di esagerazione ma tu non puoi dire che quello che io sento, o esterno è troppo. Troppo rispetto a cosa? A te? E tu saresti il punto di riferimento universale? No, scusate ma non ci sto. Come potrei vivere in qua e là nel mondo se la pensassi così? Come potrei intessere delle nuove amicizie partendo da questo egocentrismo provincialiotto. Di fatto siamo diversi e questo comporta reazioni diverse alla stessa cosa. Se dai un calcio a una palla di gomma o a una di sapone l'effetto cambia. Ne consegue che non si possono prendere decisioni, o compiere azioni che coinvolgono l'altro pensando che lui la prenderà come la prenderei io. E poi, se vedi che reagisco male, rispettami e non giudicarmi subito col dito puntato. Specialmente se mi conosci così poco e magari veniamo anche da paesi diversi. Chiaro? Attenzione.

Da questo anatema, rimangono ovviamente fuori le sorprese fatte da chi ti conosce e ti vuol bene. Insomma, da chi sa, non ci aspettano errori eclatanti e se anche succedessero, non si rischiano condanne. Chi non ha comprato o detto la cosa sbagliata almeno una volta. Ma se ne parla, se ne discute anche e poi se ne fa tesoro. Quando invece la bella uscita arriva da chi ti conosce poco, risulta tutto più complicato. Farsi capire, in primis, ma anche venirne fuori in modo onorevole per la tua sensibilità e con la sicurezza che non ricapiterà.
Io, con le persone responsabili dello sgarbo, ho 'mantricamente' mantenuto un contegno, perlopiù verbale, nel senso che la mia faccia lasciava pochi dubbi sul mio stato emotivo, e ho comunicato chiaramente che la tale azione, mi aveva provocato un considerevole fastidio, difficile da nascondere, e che auspicavo futura reticenza nella reiterazione di suddetta azione.

Che fatica mandare a fanculo elegantemente...

E ora mi coccolo con i Bluvertigo...

29 giugno 2009

META-SISIFO

Stavo per mettermi a scrivere per descrivere accuratamente questa scena, tratta dal film documentario Microcosmos di Marie Perennou (da vedere se per caso dal '96 a oggi ancora non lo avete fatto), quando mi sono ricordata che vivo nell'era di 'You-tube' e quindi mi risparmio il callo della mano e vi ragalo questa lezione straordinaria di vita.
Elisengandhi

19 giugno 2009

IDIOCRACY - UN POST IMPOPOLARE


Un pò di tempo fa, svariati mesi, ascoltavo un programma molto bello alla radio, “Castelli in aria”, e mi sono sorpresa di ascoltare una ‘quasi-teorizzazione’di un mio ricorrente pensiero sul genere umano e su come questo abbia molto a che vedere con il modo in cui si fa politica. Sempre qualche tempo fa, un due-tre mesi, ho finalmente visto un film veramente divertente di Ethan Cohen “Idiocracy” e sono tornata a pensare che allora questo mio inverecondo pensiero non era poi un castello in aria appunto e messo lì a tacere trova oggi, attraverso questo post, una sua forma.


Mi sento di partire da un’osservazione che come tale parte da un punto di vista viziato, cioè il mio ma di meglio al momento non posso offrire: la maggioranza delle persone è idiota. E ancora: gli incompetenti abbondano. E poi: i personaggi di dubbio valore primeggiano nella vita e in TV. Come per magia, noi, umani, abbiamo smessi di affidarci ai più saggi (anziani, intellettuli, sciamani etc) e abbiamo cominciato (nel 900?) a credere più sensato dare fiducia a cretini e disonesti. Come se, masochisticamente ritenessimo costoro capaci di una qualsivoglia sensata o onesta azione. Impossibile. Come chiedere a un gatto di abbaiare.
La semplicità per me ha un valore immenso ma va distinta dalla stupidità o in-sapidità. Perché certi individui abusano di questa qualità arrogandosene la proprietà? Riempite gli schermi con la vostra vaghezza e avete tutto il successo che non meritate. Lasciateci almeno le parole che non capite! Il cretino come un idolo e un simbolo. Ma di cosa? Un simbolo e un idolo sono lo specchio di chi lo elegge. Come posso pensare bene di chi si fregia di simili scelte (televisive e politiche)?
Personaggi che non sanno fare niente, se va bene, o assassini se va male, impestano riviste, programmi con la loro mediocrità e sono costantemente premiati da ascolti e guadagni oscenamente facili. Così si intervistano paparazzi indagati, infanticidi, manager cocaionomani, miliardarie inguaiate con il codice della strada, indagati per mafia etc. Più sei reprensibile o banale o cretino, più la TV ti può rendere celebre.
Ci sono programmi televisivi che si fondano sulla stupidità dei protagonisti e degli ospiti. Si evita che persone veramente intelligenti siano presenti, difficili da pilotare da parte degli autori. E’ un difetto pensare in maniera originale e fuori dagli schemi.
Chi è più colto non trova lavoro. Chi ragiona è spesso tagliato fuori, è scomodo. Chi capisce le situazioni, capisce anche chi è meno intelligente perché ne coglie i meccanismi mentali e li prevede. Può quindi anche manovrarlo e quindi prevalere. E questo è pericoloso. Se io so, mi difendo e sono capace di affrontare e magari risolvere i problemi. E questo fa paura. La TV offre invece un modello alla portata di tutti,un minimo comune multiplo che azzera il QI e fa sentire tutti meglio.
Se si complica il discorso lo spettatore cambia canale. Quindi per andare in TV e quindi ESISTERE, (non vale più ahimè il cartesiano ‘cogito’) non si deve manifestare in alcun modo né una complessità di pensiero né una vera originalità perché ci si aliena da una buona parte di chi la televisione la guarda e con la quale interagisce. Lo scopo è arrivare e piacere a tutti. Belli e brutti. Bisogna dire cose alla buona, che tutti possono capire e in cui tutti si possono riconoscere. Che importa se in questo modo si nasce e si muore caproni? L’importante è che la gente a casa abbia la sensazione di non esserti inferiore anzi, magari, avere un qualche consiglio da darti!

Essendo poi la TV IL canale della politica, è facile fare uno più uno e dedurre i danni che questa impostazione catodica produce sulla gestione della Res-publica.
Una ricaduta dirompente che fa vedere la classe politica come la peggiore che si possa immaginare. Colma di indagati, condannati, ignoranti, incompetenti e biechi. Ma quello che conforta la maggioranza che li voto è probabilmente proprio ciò che io trovo riprovevole perché è questa mancanza di qualità che fa sentire la massa meno stupida. Loro sono peggiori di noi. Non sono i migliori come dovrebbero essere. Non conta quanto preparato o intelligente sei, conta quanto sei POPOLARE. E popolare lo diventi non sulla base della fama, come avveniva un tempo ma sulla base della TV. E se vuoi essere un personaggio televisivo vincente devi essere mediocre e incarnare così il minimo comune denominatore. E ciò è dimostrano dall’incongruenza delle azioni politiche, dalla mancanza di serietà e di rappresentanza, dal qualunquismo dei messaggi che lanciano nei salotti più svariati tipo: bisogna tirare su l’economia, mandare avanti l’Italia post-crisi, incentivare lo sviluppo favorendo la politica a tutela delle famiglie contro il terrorismo e l’immigrazione clandestina! Sì, potrebbe anche forse essere; ma COMEEEEE???
Ma alla maggioranza, cretina, questo non interessa. Ciò che conta è la popolarità e l'impressione di controllo che ne consegue.

A questo punto io mi chiedo, ma siamo proprio sicuri che la democrazia sia la forma più intelligente di governo che possiamo permetterci?

11 giugno 2009

UN VIAGGIO DI PAROLE I

Sono appena tornata dall'Italia. Una settimana a casa. Sì, dico sempre 'casa' quando parlo dell'Italia, della mia Toscana. Ma ieri, scendendo dalla macchina in Germania, ho usato la stassa parola 'che bello essere a casa'. Il concetto di 'casa' è per me evidentemente confuso ma non importa. Ho goduto, nel corso, di questi pochi giorni di molti privilegi che mi hanno fatto sentire bene. And I mean that. Partendo dalla fine: visita alla torre di controllo dell'aereoporto di Firenze e volo in cabina con i piloti! Vedere cosa ci sta dietro le quinte è da sempre il mio must, che sia in teatro, al cinema e nell'arte in genere, con le persone, con le macchine etc. Capire come funziona. E' didattico, è indispensabile per imparare. Cosa c'è di più interessante che capire il percorso che ha portato a un risutato. Il risulato in sé, quasi non ha più importanza nel confronto. E' capendo il percorso che si apprezza di più; come davanti a un quadro di Picasso. E così, dopo che hai viaggiato un pò, ti fai lo stesso tipo di domande sul viaggio stesso, sugli aereoporti, sui piloti e tutto il mondo che girando, fa girare il tuo. Grazie a qualche film, si riesce a immaginare. Ma vederlo dal vero è differente. E' una conferma di realtà. E' così che funziona. Ora quando guarderò la porticina in mezzo alle poltrone della prima classe, saprò cosa c'è dietro. Un mondo piccolo piccolo e complicatissimo. Una stanza dei bottoni seconda, nella mia testa, solo alla sala dei comandi della Nasa. Il posto dove vivono, sospesi in volo, per tutto il giorno, due persone, che con gesti resi semplici dalla quotidianità, muovono, girano, cambiano, variano, controllano, verificano, appuntano, rintracciano, osservano i mille pulsanti, manopole, grafici, schermi, rotelle, interruttori che ai miei occhi risaltano come una grande tavola di luci, numeri, colori e ombre, indistinte. Come una lingua che non conosci, un suono unico da cui loro, i due Caronte del cielo, hanno imparato a distinguere ogni frase, ogni parole, ogni lettera. E dall'interfono ascolto questo nuovo alfabeto mentre, gentilissimi, provano a farmi capire cosa stanno facendo e dicendo. Mi fanno anche vedere cosa c'è giù, sulla terra. E qui me la cavo un pò meglio e riconosco il Pò, la pianura Padana, e poi il lago di Garda, Bolzano, il Brennero, Innsbruck e alla fine Monaco con i suoi laghi. Prima di andarmene chiedo loro se e come è cambiata la loro percezione della distanza. Da quando ho cominciato a viaggiare, io ad esempio, sento il mondo più piccolo ma non per questo meno immenso (lo so che non è chiaro ma per spiegarlo ci vuole un altro post). Loro, scientificamente mi rispondono che sono addestrati ad avere sempre chiaro e lucido il concetto ma aggiungono anche che odiano viaggiare in macchina! Ci credo...da Firenze a Monaco abbiamo incontrato quattro-cinque aerei al massimo. Non si può certo parlare di traffico aereo come si parla di quello stradale!!