Forse anche meno. Forse si arriva a malapena a due. Si'..non conto fino a tre.
Distesa, lui accanto a me, un siringone zeppo di roba biaca, mi dice: "Schöne träume" (Sogni d'oro) - e io dico o almeno mi sembra di ricordare di aver provato a dire: Danke! E bum. Buio. Stop. Buco. Salto temporale. Sono in un'altra stanza, ma sullo stesso letto, credo, con una finestra accanto a me, e' primavera. Ricordo di essere umana, il mio nome e perche' sono dove sono. Operazione riuscita. Senza danni, almeno spero. Ci ripenso pero' e mi chiedo se morire non sia un po' cosi'. Impressionante.
Quando poi il dottore mi chiede: Ha notato qualcosa durante l'intervento?, vorrei avere tutta la padronanza linguistica per rispondere a bruciapelo: Ma che scherza?Dopo l'effettone da mago Houdini che ha usato, ho pensato di risvegliarmi segata in due! :)
| « Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui » | |
| (da "Tom Waits, Blues" di C. Chianura) |
17 aprile 2013
12 aprile 2013
Per errore - Aus Versehen
Un giorno ti alzi e hai voglia di scrivere quello che da un po' pensi a una cara amica. Ti metti li e lo fai con amore e sincerita'. Parli di te, di voi, del mondo, della vita, del giudizio, del dolore, della speranza. Poi mandi la lettera destinata a lei e per conoscenza ad altre intimissime amiche e succede cosi per sbaglio, errore cretino, che quella lettera finisce dritta nella casella di posta elettronica di una collega. Una collega, capito??? Il giorno dopo ti arriva la sua risposta, gentile. "Per sbaglio mi hai inviato questa lettera". Come si fa a gestire questa cosa ora? Faremo entrambe finta di niente probabilmente ma lei ora sa di me decisamente troppo, soprattutto per come intendo io i rapporti tra colleghi di lavoro. D'altronde ormai e' tardi. Ma quando la inventeranno quella App che ti dice: "Ue' amico stai scazzando, non lo vedi a chi hai indirizzato la mail??".
A voi e' mai capitato qualcosa di simile o anche peggio?
E secondo voi, dietro questi errori, si nasconde un disegno imperscrutabile??
A voi e' mai capitato qualcosa di simile o anche peggio?
E secondo voi, dietro questi errori, si nasconde un disegno imperscrutabile??
20 marzo 2013
La mia "Sanita" in Germania - Krankenversicherung
In Germania la sanita' costa, costa molto e si paga come capitolo a parte nella busta paga o chi come me e' autonomo, paga una bella cifra (150euro) ogni mese. E piu' guadagni, piu' paghi e se guadagni piu' di 3mila euro all'anno o sei dipendente statale, devi fare un'assicurazione privata che costa ancora di piu'. Quando penso a quanto sborsiamo noi in due, mi irrito. Poi vado dal medico e mi passa tutto. Perche'?
1. Chiamo la segretaria, prendo un appuntamento e di solito non aspetto piu' di due giorni per averlo.
2. vado e aspetto dieci minuti fino a un massimo di un'ora (mi e' capitato due volte in 4 anni e solo durante picchi influenzali).
3. Entro e il dottore mi fa parlare, fa battute e poi udite, udite...mi visita! Con le mani intendo!!
4. Se ho bisogno, mi fanno anche esami delle urine li' per li' e mi fa anche il prelievo di sangue. Risultato, due giorni dopo.
5. Mi prescrive le visite specialistiche e se c'e' bisogno, quando ad es. prevede tempi di attesa lunghi, chiama lui per prendermi un appuntamento.
6. Alla visita specialistica, si aspetta ancora meno. La visita e' piu' fredda, specialistica e piu' veloce ma anche li' hanno il laboratorio per fare tutti i prelievi che devi fare. Si puo' fare anche un'ecografia sul momento e per fare esami piu' complicati non si deve aspettare piu' di due-tre settimane.
7. E questa e' la piu' bella: i medici si inviano i risultati degli esami tra di loro, per avere un quadro generale del paziente.
Insomma, io pago volentieri. E cosi' dovrebbe essere, per tutto. Pagare per vedere i risultati e godere dei benefici. Subito.
Ma poi, dal medico, si fanno degli incontri...straordinari!
non ho resistito...e' stata un'apparizione!
1. Chiamo la segretaria, prendo un appuntamento e di solito non aspetto piu' di due giorni per averlo.
2. vado e aspetto dieci minuti fino a un massimo di un'ora (mi e' capitato due volte in 4 anni e solo durante picchi influenzali).
3. Entro e il dottore mi fa parlare, fa battute e poi udite, udite...mi visita! Con le mani intendo!!
4. Se ho bisogno, mi fanno anche esami delle urine li' per li' e mi fa anche il prelievo di sangue. Risultato, due giorni dopo.
5. Mi prescrive le visite specialistiche e se c'e' bisogno, quando ad es. prevede tempi di attesa lunghi, chiama lui per prendermi un appuntamento.
6. Alla visita specialistica, si aspetta ancora meno. La visita e' piu' fredda, specialistica e piu' veloce ma anche li' hanno il laboratorio per fare tutti i prelievi che devi fare. Si puo' fare anche un'ecografia sul momento e per fare esami piu' complicati non si deve aspettare piu' di due-tre settimane.
7. E questa e' la piu' bella: i medici si inviano i risultati degli esami tra di loro, per avere un quadro generale del paziente.
Insomma, io pago volentieri. E cosi' dovrebbe essere, per tutto. Pagare per vedere i risultati e godere dei benefici. Subito.
Ma poi, dal medico, si fanno degli incontri...straordinari!
non ho resistito...e' stata un'apparizione!
12 marzo 2013
Dal bordello all'asilo passando per la prigione
Dopo lo shock elettorale, ho aspettato come un cane guardingo alle porte del Parlamento nella speranza, visto che la' siamo finiti, di vedere entrare i Nuovi, i cittadini a cinque stelle, lo tzunami pronto a portare forza e rinnovamento. Dalla porta pero', io ho visto sfilare l'entrata all'asilo: bambini dispettosi, arroganti, naiv, maleducati, intransigenti. D'altronde nella massa ci sta tutto. Seguo il blog di Grillo dal 2006, quando da oltreoceano, le sue idee aprivano uno spiraglio sulla possibilita' di cambiamento. Ho seguito il nascere del movimento ma con sospetto e vissuto amaramente certi passaggi (v. l'apertura a Casa Pound) mai del tutto chiariti. Ho votato a sinistra (quella piu' simile all'idea di sinistra che fu) come sempre, da quando ho il diritto di voto. Non mi sono fidata. Dato lo strabiliante risultato elettorale, ho tuttavia sperato che il Nuovo dimostrasse, prima di tutto senso di responsabilita' e capisse l'importanza del momento. Non c'e' un minuto da perdere in un paese che annaspa tra le ceneri, l'immondizia e la poverta'. Come si puo' rimanere sulle proprie convinzioni, non cercando invece di fare tutto quello che il passato, giustamente da cancellare e rinnovare, non ha fatto? FARE. Perche' aspettare, andare al voto, sperperando ancora soldi pubblici quando e' possibile fare! Grillo spara, spara su tutto e tutti senza distinzione, senza dubbio. Fa paura. Lui, che in Parlamento mai ci mettera' piede, e' il demiurgo che detta buono e cattivo tempo alle sue creature (che gia' il nome cosi li definisce) che rispondono come automi, quando rispondono, alle domande dei giornalisti, per diretto indottrinamento. Democratico? Perche' non chiede fa decidere ai suoi elettori cosa e' meglio, allora? Leader o dittatore? E' davvero questa Liberta' e Partecipazione?
Intanto dalle stanze del bordello, qualcuno ha fatto ritorno per portare a casa un altro successo, inverosimile agli occhi di alcuni ma irrestistibile agli occhi di molti: disgraziati, criminali o semplici idioti? Peccato per lui, non sia bastato a evitargli il passaggio dal tribunale. Attenzione nel gioco di Monopoli, quando si va in Prigione, si sta fermi solo un turno! Che nemmeno l'arresto ce ne liberera'?!
Intanto dalle stanze del bordello, qualcuno ha fatto ritorno per portare a casa un altro successo, inverosimile agli occhi di alcuni ma irrestistibile agli occhi di molti: disgraziati, criminali o semplici idioti? Peccato per lui, non sia bastato a evitargli il passaggio dal tribunale. Attenzione nel gioco di Monopoli, quando si va in Prigione, si sta fermi solo un turno! Che nemmeno l'arresto ce ne liberera'?!
24 febbraio 2013
05 febbraio 2013
Termometro
Che le cose stiano cambiando ce ne rendiamo conto ascoltando i vari telegiornali, tedeschi e italiani ma non solo. Che il mondo in cui viviamo sia diverso da quello vissuto dai nostri padri e' anche macroscopicamente evidente. Nel mio piccolo sto facendo esperienza di quanto grave sia questa crisi vivendo all'estero da sei anni ormai, sempre meno per scelta e sempre piu' per mancanza di alternative. Quello che pero' mi sta dando la temperatura della febbre da crisi e' qualcosa di ben piu' rilevante. Negli ultimi due mesi ho ricevuto due email da persone sconosciute che avevano reperito il mio indirizzo online e che avevano deciso di scrivermi per avere un consiglio se non un aiuto concreto per venire a lavorare in Germania. Entrambe ragazze giovani e neolaureate (?) che sono andate in giro sulla rete a reperire contatti con sconosciuti per stabilire un aggancio seppur artificiale con la Germania. La prima mi chiedeva addirittura di poter inviare il suo curriculum nella speranza che io (!) lo portassi in giro promuovendola nelle varie scuole di lingua ma non solo. La seconda chiedeva per lo piu' consigli pratici su come intraprendere una carriera qui! Entrambe non parlano nemmeno il tedesco...
Allora:
1. la Gemania non e' Eldorado e chi ha letto il mio post precedente ne ha gia' un'idea.
2. io non sono un'agenzia di lavoro interinale e nemmeno un consulente del lavoro.
3. le persone sono estremamente confuse! E aiutare chi e' confuso e' impossibile!
La febbre e' alta. La concorrenza spietata. La disperazione alle stelle.
Non voglio esagerare ma a me questa cosa pare alquanto inquietante...
Per finire ecco il link a un servizio delle Iene proprio sul punto della riflessione.
Allora:
1. la Gemania non e' Eldorado e chi ha letto il mio post precedente ne ha gia' un'idea.
2. io non sono un'agenzia di lavoro interinale e nemmeno un consulente del lavoro.
3. le persone sono estremamente confuse! E aiutare chi e' confuso e' impossibile!
La febbre e' alta. La concorrenza spietata. La disperazione alle stelle.
Non voglio esagerare ma a me questa cosa pare alquanto inquietante...
Per finire ecco il link a un servizio delle Iene proprio sul punto della riflessione.
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28 gennaio 2013
La fine del semestre
Sono appena tornata dall'ultima lezione del semestre. Oggi Klausurprobe
(prova di esame) e la settimana prossima c'e' l'esame finale. Guidando
dall'universita' a casa, ho incrociato nel viavai dei pensieri tutti
questi interrogativi. Chissa' che scrivendo, come spesso succede, non
capisca qualcosa.
Quando finisce un semestre ho sempre una sensazione strana alla quale non mi abituo mai. Un misto di sensazioni piacevoli e spiacevoli insieme. Sono soddisfatta se guardo al lavoro svolto ma sento anche la frustrazione dell'orizzontalita' del lavoro senza progressione. Ogni semestre nuove classi, nuovi gruppi da alfabetizzare. Miglioro nella qualita' dell'insegnamento, perfezione il linguaggio e il materiale ma cosa imparo io davvero? Non diventero' mai un professore senza dottorato e non so neanche se lo vorrei in definitiva ma rimanere docente incaricato (= schiavo dell'universita') a vita mi sembra cosi' sterile. Sono una persona che ha bisogno di vivere la sua vita senza troppi programmi, senza certe previsioni e possibilmente facendo sempre cose diverse. Una propensione che ho pagato e continuo a pagare evidentemente. Forse dopo 3 anni di insegnamento + 1 e mezzo a Dallas sono un po' stanca e vorrei cambiare. Forse. Spesso l'energia che viene dai ragazzi, l'affetto di alcuni studenti, la constatazione dei loro progressi sono sufficienti ma come sempre voglio di piu'. Il proverbio dice che 'chi si accontenta gode' ma e' giusto accontentarsi? Se si e' soddisfatti, probabilmente si ma se ho queste strane sensazioni, forse anche no. In Germania (e in America) in entrambi gli istituti presso cui lavoro, noi insegnanti siamo sottoposti a una valutazione: si tratta in pratica di un questionario che gli studenti compilano e ne viene fuori un grafico con diverse voci; alcune riguardano il corso e l'organizzazione del corso, altre il libro di testo e altre il docente. Ho sempre avuto note positive o molto positive anche se mi sono capitati studenti sgarbati e scostanti che hanno abbandonato il corso. Credo di poter essere soddisfatta ma non 'zufrieden' che in tedesco implica anche una contentezza, che l'equivalente italiano non esprime intrinsecamente. Se si fa bene una cosa, si puo' gia' esserne contenti?
Quando finisce un semestre ho sempre una sensazione strana alla quale non mi abituo mai. Un misto di sensazioni piacevoli e spiacevoli insieme. Sono soddisfatta se guardo al lavoro svolto ma sento anche la frustrazione dell'orizzontalita' del lavoro senza progressione. Ogni semestre nuove classi, nuovi gruppi da alfabetizzare. Miglioro nella qualita' dell'insegnamento, perfezione il linguaggio e il materiale ma cosa imparo io davvero? Non diventero' mai un professore senza dottorato e non so neanche se lo vorrei in definitiva ma rimanere docente incaricato (= schiavo dell'universita') a vita mi sembra cosi' sterile. Sono una persona che ha bisogno di vivere la sua vita senza troppi programmi, senza certe previsioni e possibilmente facendo sempre cose diverse. Una propensione che ho pagato e continuo a pagare evidentemente. Forse dopo 3 anni di insegnamento + 1 e mezzo a Dallas sono un po' stanca e vorrei cambiare. Forse. Spesso l'energia che viene dai ragazzi, l'affetto di alcuni studenti, la constatazione dei loro progressi sono sufficienti ma come sempre voglio di piu'. Il proverbio dice che 'chi si accontenta gode' ma e' giusto accontentarsi? Se si e' soddisfatti, probabilmente si ma se ho queste strane sensazioni, forse anche no. In Germania (e in America) in entrambi gli istituti presso cui lavoro, noi insegnanti siamo sottoposti a una valutazione: si tratta in pratica di un questionario che gli studenti compilano e ne viene fuori un grafico con diverse voci; alcune riguardano il corso e l'organizzazione del corso, altre il libro di testo e altre il docente. Ho sempre avuto note positive o molto positive anche se mi sono capitati studenti sgarbati e scostanti che hanno abbandonato il corso. Credo di poter essere soddisfatta ma non 'zufrieden' che in tedesco implica anche una contentezza, che l'equivalente italiano non esprime intrinsecamente. Se si fa bene una cosa, si puo' gia' esserne contenti?
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