Sono appena tornata dall'ultima lezione del semestre. Oggi Klausurprobe
(prova di esame) e la settimana prossima c'e' l'esame finale. Guidando
dall'universita' a casa, ho incrociato nel viavai dei pensieri tutti
questi interrogativi. Chissa' che scrivendo, come spesso succede, non
capisca qualcosa.
Quando finisce un semestre ho sempre una sensazione strana alla quale non mi abituo mai. Un misto di sensazioni piacevoli e spiacevoli insieme. Sono soddisfatta se guardo al lavoro svolto ma sento anche la frustrazione dell'orizzontalita' del lavoro senza progressione. Ogni semestre nuove classi, nuovi gruppi da alfabetizzare. Miglioro nella qualita' dell'insegnamento, perfezione il linguaggio e il materiale ma cosa imparo io davvero? Non diventero' mai un professore senza dottorato e non so neanche se lo vorrei in definitiva ma rimanere docente incaricato (= schiavo dell'universita') a vita mi sembra cosi' sterile. Sono una persona che ha bisogno di vivere la sua vita senza troppi programmi, senza certe previsioni e possibilmente facendo sempre cose diverse. Una propensione che ho pagato e continuo a pagare evidentemente. Forse dopo 3 anni di insegnamento + 1 e mezzo a Dallas sono un po' stanca e vorrei cambiare. Forse. Spesso l'energia che viene dai ragazzi, l'affetto di alcuni studenti, la constatazione dei loro progressi sono sufficienti ma come sempre voglio di piu'. Il proverbio dice che 'chi si accontenta gode' ma e' giusto accontentarsi? Se si e' soddisfatti, probabilmente si ma se ho queste strane sensazioni, forse anche no. In Germania (e in America) in entrambi gli istituti presso cui lavoro, noi insegnanti siamo sottoposti a una valutazione: si tratta in pratica di un questionario che gli studenti compilano e ne viene fuori un grafico con diverse voci; alcune riguardano il corso e l'organizzazione del corso, altre il libro di testo e altre il docente. Ho sempre avuto note positive o molto positive anche se mi sono capitati studenti sgarbati e scostanti che hanno abbandonato il corso. Credo di poter essere soddisfatta ma non 'zufrieden' che in tedesco implica anche una contentezza, che l'equivalente italiano non esprime intrinsecamente. Se si fa bene una cosa, si puo' gia' esserne contenti?
« Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui » | |
(da "Tom Waits, Blues" di C. Chianura) |
28 gennaio 2013
11 gennaio 2013
La bisbetica domata

Iniziai quell'anno a fare teatro e un grazie lo devo alla padrona assoluta di quel palco, di me e di quel giorno insieme, Mariangela.
09 gennaio 2013
LandStadtFluss FioriFruttaVerdura
Vi ricordate le orate (non i pesci boni al forno) passate a giocare a FioriFruttaVerdura? Magari durante un'ora di supplenza a scuola o a ricreazione o invece di fare la lezione per casa in quei pomeriggi che cosi' lunghi e rassicuranti non li fanno piu'...Mi ricordo anche tutte le varianti introdotte con l'eta', quando tutto e' noia, tutto e' da trasgredire, il giochino ammazzatempo compreso e quindi si introducono le voci: attori, cantanti, personaggi famosi o canzoni, film e libri o ancora la versione universitaria: personaggi storici, registi, scrittori e cosi via. Una lista infinita di nomi su cui spaccarsi la testa, giusto perche' non si ha niente di meglio da fare ma la lista originale parte da Fiori Frutta e Verdura, alias quel che intorno c'e'. In Germania, Terra Citta' e Fiumi e in effetti di terra ce n'e' ma forse PatateWuerstelCavoli sarebbe stata l'istantanea piu' azzeccata.
E come sarebbe ora la triade italiana?Giochiamo?
Astenersi PizzaMafiaMandolino please!
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